domenica 11 marzo 2012

Numeri

Come ogni domenica sera, ecco che puntuale mi si presenta quella familiare angoscia che mi prende al petto e che riesce a rovinarmi anche il fine settimana nato con le migliori intenzioni.
Si avvicina la sera e puntualmente mi si riaffaccia il pensiero della nuova settimana lavorativa che andrà ad iniziare di lì a qualche ora.
Viene fuori tutta l'insoddisfazione, la mancanza di voglia al riguardo.
Il senso di demotivazione si fa sempre più pesante e poco importa che, in fondo, nell'ambiente lavorativo, non mi trovo poi così male.
Manca il significato dietro ogni gesto, ogni cosa che devo affrontare.
Perché non trovo stimolo e l'interesse per ciò che faccio è assolutamente nullo.
Immancabilmente la domenica sera trovo mille motivi per rimandare l'inevitabile, quell'andare a letto e coricarmi, che farebbe scorrere più velocemente le ore che mi separano dal mattino.
Mi ritrovo spesso a pensare che mi basterebbe poco.
Quello che vorrei, essenzialmente, è essere lasciato in pace.
Poco mi importa del mondo che sta fuori e che mi da sempre meno soddisfazioni e stimoli.
Poco mi danno le persone con le quali mi capita di interagire, sempre più vuote, sempre più sottili, sempre più superficiali, che si lasciano scorrere, lente ed apatiche ed al di là di qualsivoglia diversa altisonante dichiarazione, ogni giorno di più, verso la tomba, dopo un'esistenza piatta e priva di significato.
Perché la persona media, quella che fa parte della razza dominante del pianeta, bada poco al porsi quesiti, alla crescita personale ed essenziale di sé stessa, non si pone domande, non studia i vari punti di vista ma spesso demanda o si fa passivamente indottrinare.
Perché è stato detto, è stato provato, è universalmente riconosciuto!
Ma da chi, da cosa? Quando? Perché?
E' davvero così? O vi hanno solo detto che lo è e per pigrizia o saccenza evitate di approfondire e capire?
E sempre di più vedo, giorno dopo giorno, quanto poco ho da spartire e mi chiedo a cosa serva ogni giorno andare avanti e fare, produrre, creare cose, prodotti, idee utili solo per l'istante nel quale vengono concepite e dopo breve dimenticate.
Quello che vorrei per me sarebbe un'esistenza che mi desse un motivo d'essere in quanto individuo unico, capace di fare la differenza, se non altro dinnanzi a me stesso, per potermene andare un giorno con un bagaglio culturale e d'esperienze, veramente diverso e più sostanziale di quello con il quale sono venuto al mondo.
Ma la società nella quale vivo, nella quale mi trascino, di giorno in giorno, cercando di sopravvivere, non è strutturata per dare valore all'individuo in modo diverso dal suo essere un mero numero ed un ingranaggio sicuramente ed immediatamente sostituibile nell'enorme e fredda macchina produttiva umana.
E allora mi chiedo se non sarebbe meglio, a questa stregua, chiudermi in casa, tagliato fuori dal mondo, con i miei libri, la mia musica, la mie fonti di informazione da me scelte e da me valutate e studiate in tutte le loro sfaccettature, i miei fumetti, la mia fantasia, la mia immaginazione. Il mio mondo.
Vorrei darmi un significato, laddove mi è negato cercarne un altro, anche solo nel mio io, tra le mie quattro mura, con le persone e gli esseri che amo e che per me hanno davvero importanza. Coloro che ad un punto da me posto fanno seguire una domanda accompagnata da un sorriso e dalla voglia di sapere, confrontarsi ed approfondire, senza mai soverchiare, affrontando tutto con mente aperta e priva di pregiudizi.
Senza gonfiare il petto, senza sentirsi stupidamente e disperatamente tronfi ma con la voglia di crescere.
Ma ogni volta, puntualmente, il lunedì, appuntamento con l'imprescindibile realtà, arriva.
Ed ogni volta mi trovo sempre più lontano da me stesso.
E quella sensazione che mi avvolge e mi schiaccia il petto mi lascia sempre più curvo, con gli occhi sempre più spenti, le spalle sempre più pesanti e quel magone che sempre più forte, rifiuta, beffandomi, di sfogarsi in lacrime.
Ancora una volta avrò contribuito a produrre un soffio di qualcosa che entro breve verrà dimenticato.
Ma mi sarò forse guadagnato, almeno per un altro giorno, il diritto ad indossare il mio sbiadito numero.

1 commento:

  1. Credo che la tua sensazione ( ti do del tu in quanto internauta ! ) sia comune a tutti quelli che ogni tanto pensano. Anch'io ho spesso riguardo al prossimo i tuoi stessi pensieri, e non nutro molte speranze in un miglioramento della cosiddetta umanità. Cerco di compiere il mio dovere con un certo scrupolo per riguardo alla mia coscienza e alla mia tranquillità e quanto a me percorro nella solitudine quanto mi è dato della vita. Quando l'intelletto è un po' più lucido rifletto sull'esistenza e su il problema di me stesso e devo dire che è l'unica cosa sensata che mi è concesso di fare. Quanto al resto, come diceva Eraclito, tutto scorre.

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